SportParade #8, ovvero Mùndial

Avevamo lasciato in sospeso la SportParade alla settima puntata, ma adesso ritorna a grande richiesta in un formato tutto nuovo. La combriccola di pagina2cento ha deciso di raccogliere mensilmente quelle che sono le bizzarrie sportive o le curiosità avvenute, e di pubblicarle come Crew, come equipaggio, per le ragioni che illustriamo qui di seguito:

  • abbiamo anche noi il mozzo Spugna, anzi forse lo siamo un pò tutti, visto che le #blogreunion finiscono a birra e #sharknado.
  • visti gli impegni futuri e i nostri movimenti di mercato, che teniamo assolutamente in segreto, la SportParade sarà improntata sia al serio che al faceto, curiosità divertenti ma anche notizie che ci hanno colpito e non hanno avuto grande portata mediatica.
  • volevamo fare una cosa di gruppo, non pensate male, dove ognuno portasse semplicemente il suo punto di vista, la sua opinione e fondamentalmente la sua birra.
E andiamo di #Sportparade.

Duma o non Duma (di Simone Tallone)

Fabio Capello, allenatore della nazionale russa, convocato dalla Duma (il parlamento russo) per spiegare il fallimento della propria squadra, eliminata ai Mondiali nella fase a gironi. Era notizia di qualche giorno fa, diffusa dalle dichiarazioni del capo della commissione allo sport Igor Ananskikh. Echi di vecchi generali sconfitti in battaglia a far rapporto al commissario politico? Alla mente balza subito la proposta, di poco più di un anno fa, di riportare in vita la Vysšaja Liga, il vecchio campionato sovietico, con le migliori squadre provenienti dall’ex Comunità Stati Indipendenti. La Russia sta quindi cercando di riproporre un’Unione Sovietica calcistica, nell’etica e nei fatti? Neanche per idea. Anche perché ogni trama accentratrice, ogni sacrificio del generale, cade di fronte alla cruda realtà: la clausola di rescission! Secondo alcune stime, infatti, la risoluzione anticipata del contratto di Capello costerebbe alla federazione russa circa 30 milioni di Euro. Un particolare che, superata la delusione di questa batosta, dà buone speranze di trovare l’allenatore italiano sulla panchina della squadra casalinga fino ai prossimi mondiali.

Il Mondiale del Cinguettio (di Alessio Rassi)

Questo mondiale di calcio verrà ricordato per molti aspetti sociali tra cui spicca anche l’utilizzo, per la prima volta, in assoluto, del social network Twitter e della possibilità di “cinguettare” in diretta risultati, opinioni e altri aspetti tramite l’utilizzo di hashtag che mettano in collegamento persone di tutto il mondo. Il canale online wearesocial ha pubblicato un dato impressionante sul fatto che il 35% delle persone nel mondo possieda una connessione internet e di queste almeno il 26% un account su uno dei tanti social network. 1 ragazzo su 4 nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni ha cinguettato almeno una volta qualcosa inerente questo mondiale di calcio con un crescendo esponenziale da aprile all’ultimo mese. Il calcio sempre più interattivo e tecnologico, come d’altronde tutti i nuovi mezzi a disposizione di arbitri e giudici di porta, che da ora in poi aiuteranno in campo l’assegnazione di eventuali gol difficili da gestire solo da un occhio umano o dai dieci presenti sul rettangolo di gioco. Software in grado di analizzare corsa, passaggi e immagini 15 volte in un solo secondo per offrire il meglio al telespettatore a casa. Con tutta questa tecnologia anche quella specie di schiuma da barba usata dall’arbitro per far rispettare le distanze assume un ruolo, come si può dire…naïf. 

I Mondiali Antirazzisti (di Francesco Pedemonte)

Dal 2 al 6 luglio, a Castelfranco Emilia, si sono svolti i mondiali antirazzisti, un festival giunto alla 18esima edizione che ha visto la partecipazione di centinaia di squadre di calcio, 50 nazionalità rappresentate, oltre 5.000 persone insieme per una settimana, nel segno del dialogo e del rispetto. Tornei di calcio, basket, pallavolo, cricket. E poi ancora concerti serali e momenti di dibattito e confronto tra le realtà impegnate quotidianamente per l’antirazzismo. Un’idea per il nuovo presidente della Ficg: dopo la magra figura in Brasile e la “notte dei lunghi coltelli” tra senatori e nuove leve, non sarebbe questo un buon punto da cui ripartire? In rete fiorisce una nuova narrativa sportiva, urgono anche nuovi protagonisti.

Più che il porno potè il Mondiale (di Matteo Canepa)

Ebbene sì. Dalla divulgazione di dati e grafici diffusi da uno dei più grandi network di siti porno al mondo, Pornhub, emerge che durante le partite del mondiale brasiliano, è stato registrato un cospicuo calo di contatti su YouPorn, tra i principali siti porno free, in tutti gli angoli del globo, con picchi sostanziali nei paesi le cui nazionali sono state direttamente coinvolte nei match. Durante la partita d’esordio di Brasile 2014, tra i padroni di casa e la Croazia, la flessione di traffico su Youporn nei due paesi è stata rispettivamente del 60% e del 75%. Discorso simile vale per la partita tra Germania e Portogallo, ma solo per il primo tempo (-40% per il paese lusitano e -60% per la Germania). Perchè questi dati valgono solo per il primo tempo? Perchè all’intervallo, con la Germania già in vantaggio di tre reti, le visite in Portogallo hanno ricominciato a salire con picchi vertiginosi alla fine della partita (+10%). Insomma cerchiamo di leggere questo dato come una forma di “consolazione” dovuta alla delusione mondiale. E l’Italia? Se sul campo siamo miseramente usciti al primo turno, non bastando nemmeno il fioretto di astinenza sessuale del mitico Rocco Siffredi, nonostante tutto siamo riusciti a distinguerci dalla media emersa dalla ricerca di Pornhub. Perchè se è vero che durante la partita con l’Inghilterra il traffico nei due paesi è sceso del 40%, in linea con l’andamento generale delle altre partite, dati in controtendenza hanno riguardato il traffico dall’Italia nell’immediato post-partita: più 80% rispetto alla media quotidiana (di solito il picco di crescita delle visite si è registrato nei paesi le cui nazionali sono uscite sconfitte). Da questi dati emerge quindi che se è vero che la delusione e l’amarezza sono processi che si elaborano in solitudine, in certi casi lo stesso vale anche per la gioia di una vittoria.

Il Mondiale dei portieri (di Francesco Salvi)

E’ stato un mondiale ricco di gol (2,7 per incontro), ma non parlerò di bomber e goleador, bensì di portieri: coloro i quali i gol, sono chiamati ad evitarli. Se da una parte abbiam visto campioni sul viale del tramonto come Iker Casillas e Gianluigi Buffon, dall’altra abbiamo assistito all’exploit di portieri davvero forti e in taluni casi pittoreschi: Guillermo Ochoa, messicano, dai lunghi capelli ricci, ha fatto miracoli con il Brasile e anche contro l’Olanda, prima di capitolare nel finale di partita. E’ svincolato, affare d’oro. Keylor Navas, costaricano, la sua forza è direttamente proporzionale alla sua bravura nel perdere tempo quando la sua squadra è in vantaggio. Insopportabile e fastidioso. Noel Valladares 37 primavere e non sentirle, capitano coraggioso dell’Honduras: stile ed efficacia rivedibili. E ancora Enyeama (Nigeria), Rais (Algeria, il fratello di Lebron James), Romero (Argentina), Howard (USA) e Neuer (Germania, vero portiere moderno) sono stati tra i goalkeeper migliori del torneo. Ma l’idolo rimane indiscutibilmente lui: Timothy Michael Krul. Van Gaal lo fa entrare al 119 minuto di Olanda-Costarica appositamente per i rigori (non è uno specialista); lui entra, si comporta come un bullo di quartiere irridendo gli avversari e le loro madri, ostenta sicurezza ma effettivamente para 2 rigori portando l’Olanda in semifinale; diventa un eroe, ma questa è un’altra storia. Se volete vedere come è andata davvero, cliccate qui.

Il Mondiale degli sbronzi (di Davide Podestà)

Inutile negare come la nostra attenzione, dopo lo sport, si concentri su tette, culi e ovviamente sulla birra: se una delle due nazioni finaliste, la Germania ovviamente, è da sempre conosciuta e riconosciuta come principale produttrice e consumatrice di birra, dell’Argentina oltre al logo della Quilmes poco si sa. Spinto da una curiosità che non avevo da tempi delle medie (ma quelli erano pruriti) scopro che…La Quilmes è stata inventata da un immigrato tedesco! L’illustre sconosciuta ha già compiuto un secolo ed è birrificata in 12 differenti qualità, che ci appresteremo quanto prima ad importare ed assaggiare. Tuttavia, sponsorizzazioni a parte, la birra argentina sembra non riscuotere un grande successo, tanto che nel ranking mondiale dei consumatori della nostra amata bevanda, i biancocelesti non figurano nemmeno nei primi 35. La Germania è seconda, almeno lì.

Quando i profeti fanno cilecca (di Francesco Defano)

Niente di più bello che andare a ripescare, a cose fatte, i presupposti, gli stati d’animo e le convinzioni della vigilia. Giusto per vedere chi si è confermato, chi bluffava, o chi, semplicemente, non ci ha capito nulla. Ad esempio, nei giorni precedenti al mondiale noi italiani eravamo carichi a mille, ma purtroppo solo sui giornali. “Gli azzurri possono farci sognare”, “Balotelli può essere la vera sorpresa”, “Il camaleontismo tattico la nostra forza” sono soltanto alcuni dei titoli in questione. Questa profetica frase è comparsa su un noto quotidiano sportivo il giorno dell’inizio del mondiale: “Questa Italia ha un’anima giovane e un progetto tecnico preciso. Comunque vada, non sarà un Sudafrica”. Infatti, probabilmente è stato peggio. Abete galvanizzava i tifosi: “Fidatevi di noi, vi spiego perché io ci credo”, mentre Montolivo rassicurava tutti: “Noi tra le prime quattro” e addirittura si sbilanciava sulla possibile rivelazione: “Scommetto su Immobile”. Uno spavaldo Rooney avvisava: “Siamo più forti di voi”, e gli inglesi puntavano molto sul sostegno morale dello psicologo. Bel lavoro, non c’è che dire. Restando in tema di grandi deluse, ecco la Spagna, della quale alla vigilia si magnificava il “bunker difensivo” come vero punto di forza della squadra (sette gol presi nelle prime due partite). Infine, una chicca riguardante la partita d’esordio Brasile-Croazia. Secondo il solito noto quotidiano “non aspettatevi grossolani errori arbitrali: il giapponese Nishimura coltiva ambizioni massime, e chi vuole andare fino in fondo non può sbagliare un colpo”. Sorvolando sulle ipotetiche ambizioni di Nishimura, ricordiamo tutti che, invece, il grossolano errore c’è stato eccome.

 

5 commenti

  1. Roberto

    Molto interessanti tutti i paragrafi, ma su Krul devo dire che ho odiato la sua spocchia e la sua antisportività nei confronti dei costaricani, verso i cui tiratori si avvicinava in maniera sprezzante nel palese tentativo di infastidirli e deconcentrarli. Cosa che detesto; mi ha sopreso come l’arbitro, lì a due passi, non abbia preso provvedimenti contro questo. Bravo Francesco a definirlo “un bullo di quartiere”!

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