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Iglesia Maradoniana

“Diego nostro che sei nei campi,
sia santificato il tuo sinistro.
Venga a noi il tuo calcio,
siano esaltati i tuoi gol,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi la nostra dose quotidiana di magia,
perdona gli inglesi,
come noi perdoniamo la camorra napoletana.
Non ci indurre in fuorigioco e liberaci da Havelange e Pelé,
Diego”

C’è chi ha chiamato il proprio figlio Diego, chi ogni volta, passeggiando per Spaccanapoli, non manca di gettare uno sguardo all’altarino costruito a devozione del Pibe, soffermandosi sul capriccio del suo boccolo incorniciato; c’è chi, invece, ha preferito costruire una religione: una fede che adora come dio, o meglio D10s, proprio Diego Armando Maradona.

Contrariamente a quanto si possa pensare, questo culto non nasce a Napoli, dove, fidandoci delle parole di Vladimir Dimitrijević ne “La vita è un pallone rotondo”, aveva assunto lo stato di “semidio”, non abbastanza per fondare una religione. Per questo si è dovuto passare l’oceano e arrivare a Rosario, in Argentina, patria di uno dei templi di Diego, quando tra il 1993 e il 1994 militava nei Newell’s Old Boys. Qui, nel 1998, due giornalisti Hernàn Amez e Alejandro Veròn hanno deciso di abbandonare la propria fede privata (perché ognuno ha un ricordo speciale delle prodezze di Diego) per istituzionalizzarla e fondare la Iglesia Maradoniana, che nei riti ricorda il cristianesimo, o ne è quasi una parodia, con cui però non si scontra dato che gli adepti confessano una doppia fede. Come ha dichiarato uno dei fondatori “Noi abbiamo un Dio razionale e un Dio passionale, che è sempre Diego Maradona” . Il fatto che la divinità non sia qualcosa di immateriale, ma un semplice mortale che gioca (seppur “divinamente”, specifica il dogma) a calcio, crea invece non trascurabili grattacapi teologici!

manodedios

Ciò nonostante il culto ad oggi (cioè nell’anno 57 D.D. – Despues de Diego – dato che l’inizio dell’Era Maradoniana ha come anno 0 il 1960, data di nascita del suo D10s)  conta più di 800.000 seguaci in più di 60 paesi e 600 città, tra cui Ronaldinho, Michael Owen, Riquelme e Lionel Messi. Probabilmente non tutti praticanti, dato che anche la Iglesia Maradoniana ha il suo libro sacro, la biografia del Pibe “Yo soy el Diego”, i suoi sacramenti e le sue festività. Ad officiare i riti è d’obbligo indossare una tunica bianca, ovviamente col numero 10 sulle spalle, mentre un assistente tiene in alto un pallone avvolto in una corona di spine. L’altare è avvolto da un enorme stendardo col volto del dio da adorare.

Il battesimo non può che ripercorrere il primo miracolo di Diego, il gol segnato all’Inghilterra durante la Coppa del Mondo del 1986 con la famosa Mano de Dios. Gli iniziati devono appunto ripercorre quel gesto, con tanto di salto e pugno al pallone, ad ingannare per l’ennesima volta il sorpreso portiere inglese Shilton che vola in uscita da un poster a grandezza naturale. Ma c’è anche spazio per il rito del matrimonio, con tanto di scambio di anelli davanti al poster di Maradona.

Quasi superfluo dire che il Natale viene festeggiato la notte tra il 29 e il 30 aprile di ogni anno (data di nascita di voi-sapete-chi) riunendosi attorno ad un albero a strisce bianche e azzurre, e la Pasqua il 22 giugno, giorno in cui si giocò la suddetta partita Argentina – Inghilterra, punto di svolta nella rivelazione divina.

Non possiamo non chiederci se questo culto sopravviverà alle generazioni, o se non aver vissuto in prima persona i miracoli calcistici di D10s porterà a una crisi dei fedeli. A quest’incognita i seguaci rispondono battezzando i loro figli Diego,  nella speranza che tra loro ci siano nuovi profeti a continuare la predicazione.

I Dieci Comandamenti

  1. Il pallone non si disonora, come ha proclamato D10s nel suo libro;
  2. Ama il calcio sopra tutte le cose;
  3. Dichiara il tuo amore incondizionato per il calcio;
  4. Difendi la maglia dell’Argentina, rispettando la gente;
  5. Diffondi la parola di Diego Maradona in tutto l’universo;
  6. Loda i templi dove predicò e i loro manti sacri;
  7. Non proclamare il nome di Diego in nome di un unico club;
  8. Segui i principi della Chiesa maradoniana;
  9. Usa Diego come secondo nome e chiama così uno dei tuoi figli;
  10. Non essere una testa calda.
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Simone Tallone
“Come tutti i bambini, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo: durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese. Sono passati gli anni, e col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di buon calcio. Vado per il mondo col cappello in mano, e negli stadi supplico: «Una bella giocata, per l’amor di Dio».” – Ahimè, fossero parole mie! Eduardo Galeano parla per me!
Simone Tallone

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