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Giocare a calcio in Groenlandia

Di solito si associa la Groenlandia al ghiaccio e alle rigide temperature. Nonostante sia l’isola più grande del mondo, circa un quarto dell’intera superficie degli Stati Uniti, con i suoi 57 mila abitanti è anche il paese meno popolato della terra (soprattutto Inuit, ma anche danesi). Situata nel Nord Atlantico, è a mala pena fornita di strade, soprattutto a causa delle enormi distanze che separano gli isolati insediamenti (13 città). Ciononostante circa il 10% della popolazione gioca a fùtbol e il calcio è lo sport nazionale.

Il primo campionato (o anche Coca Cola GM) risale al 1958 e la Groenlandia Football Association (GBU) è stata costituita nel 1971. Il torneo, a cui partecipano 60/70 squadre, è strutturato in tre fasi. La prima, quella locale, si gioca tra club vicini geograficamente; nella seconda, i vincitori accedono ai turni regionali; nell’ultima, i primi due classificati disputano la terza e ultima fase nella capitale Nuuk, che decide il vincitore del campionato (conquistato negli ultimi 3 anni dal B-67).

Negli ultimi anni, con un campo in erba sintetica costruito a Qaqortoq, il calcio è progredito tantissimo. Agli Island Games del 2015, giochi sportivi amichevoli che si tengono ogni due anni tra varie isole e altri piccoli territori iscritti all’International Island Games Association, la nazionale groenlandese si è posizionata quinta (dopo l’ottimo secondo posto del 2013). Risultati che rafforzano il sogno di un calcio internazionale a livello superiore. Anche se giocare a calcio in Groenlandia non è semplice. L’isola è coperta di ghiaccio per la maggior parte dell’anno e le partite possono essere giocate solo nei tre mesi estivi (dove le temperature arrivano a 10 gradi). La formazione della nazionale, poi, è estremamente costosa, a causa delle distanze che i giocatori devono coprire in aereo (o in barca) per raggiungere gli altri insediamenti. E alla lista già lunga di ostacoli, si deve aggiungere anche la posizione remota dell’isola: il biglietto aereo in media costa quasi 2000 euro.

Queste complicazioni spiegano in parte l’esclusione della Groenlandia dalla FIFA, nonostante all’interno del Regno di Danimarca abbia lo stesso status delle Isole Fær Øer. La sua nazionale, pertanto, non può ancora partecipare né alle qualificazioni per i campionati del mondo, né a quelle di altri tornei ufficiali. La recente approvazione FIFA dei campi in erba sintetica, però, potrebbe permettere alla federazione groenlandese di creare campi di gioco conformi agli standard (come quello di Qaqortoq) e poter quindi disputare gare internazionali ufficiali, affiliandosi alla UEFA, in virtù del legame politico con la Danimarca, o alla CONCACAF, per via del legame geografico con il Nord America.

Detto questo, già nel 2001, in occasione dell’amichevole contro il Tibet a Copenaghen, la nazionale groenlandese ha attirato su di sé l’attenzione del governo mondiale del calcio. La Cina, infuriata per l’implicito riconoscimento, minacciò l’embargo sulle esportazioni di gamberi, la principale industria del paese. Il governo, sotto enorme pressione, decise di lasciare alla GBU l’onere della scelta: nonostante le minacce cinesi, la partita si giocò nello stadio del Vanlose e vide la vittoria della Groenlandia per 4-1.

Nel 2006, poi, in concomitanza con i mondiali tedeschi, la nazionale groenlandese ha partecipato alla FIFI Wild Cup (Federation of International Football Independents), competizione riservata alle selezioni di calcio delle nazioni non riconosciute dalla FIFA, svoltasi al Millerntor-Stadion di St. Pauli. La nazionale è stata eliminata al primo turno dopo aver perso entrambe le gare disputate: la prima 0-1 contro il Cipro del Nord, poi vincitore del trofeo, la seconda 2-4 contro Zanzibar, poi arrivata seconda. Sempre nel 2006, la Groenlandia ha partecipato anche alla ELF Cup, competizione mondiale riservata alle selezioni di calcio delle nazioni non riconosciute dalla FIFA, né dalle organizzazioni continentali, ospitato dalla Repubblica Turca di Cipro Nord. Anche in questo caso la nazionale groenlandese è stata eliminata al primo turno: dopo la vittoria per 2-0 nel match inaugurale contro la Gagauzia, sono arrivati un pareggio con Zanzibar (1-1) ed una sconfitta per 0-1 contro il Kirghizistan. Per la cronaca il trofeo se lo è aggiudicato di nuovo Cipro del Nord, che ha battuto 3-1 in finale la Crimea. L’ultimo risultato, in ordine temporale, è il già citato 5° posto agli Island Games da poco conclusi all’Isola di Jersey.

Di recente non c’è più stata alcuna spinta per il riconoscimento della Groenlandia all’interno degli stati membri della FIFA. Tirando le somme, però, non si capiscono i veri motivi dell’esclusione: l’isola ha una federazione, un campionato e una nazionale al pari delle Fær Øer (o delle Isole Cayman) e un eventuale riconoscimento gioverebbe a migliorare campionato e nazionale. In un paese dove il calcio è impossibile per la maggior parte dell’anno e dove è altissimo il tasso di suicidi (in special modo tra le etnie inuit ed eschimese), l’influenza del gioco è qualcosa di abbastanza sorprendente e potrebbe avere un ruolo sociale più rilevante.

Il fùtbol ha una lunga strada da percorrere in Groenlandia. Ma almeno ha iniziato il suo viaggio.


Per approfondire

Groenlandia, calcio sotto zero di Dario Colombo
The unlikely success story of football on the massive island of Greenland

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Chi sono? cosa faccio? dove vado? A tutte queste domande rispondo con un bel silenzio. Diciamo che lo psicodramma è il mio terreno preferito, altrimenti che genoano sarei?! Mi piacciono i piani ben riusciti ed è per questo che opero sempre in direzione contraria. Insomma ho una predilezione per gli sconfitti, i secondi e quelli che si sbattono. Per farla breve, per i gregari. Ahimè sono un romantico e quando vinco mi sento a disagio. Per questo sono sempre all’opposizione. Ci sono 4 cose che mi mandano in visibilio: la frazione a farfalla di Pankratov, l’eleganza di uno stop di petto, il culo di Franziska van Almsick e i tackle di Paul Ince. Per il resto bevo birra.

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