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Calcio e autodeterminazione

Costanti soffiano ormai nel mondo venti di autodeterminazione, in un’ottica globale-locale che porta a riconsiderare continuamente i confini politici di ogni nazione. Qualche anno fa, in occasione del referendum sull’indipendenza scozzese, Wired.it pubblicava un’interessante panoramica degli indipendentismi europei, da quelli ancora alla ribalta a quelli ormai privi di vero appeal. L’ago della bilancia è ovviamente il riconoscimento ufficiale. Semplificando: se non sei “riconosciuto”, allora non esisti. Analoghe considerazioni si possono fare in ambito calcistico, dove il riconoscimento ufficiale della FIFA permette o meno l’esistenza di una selezione nazionale. Non è ovviamente il problema della nazionale scozzese che, seppur mancando di un riconoscimento politico, esiste per gli organi ufficiali dal 30 novembre 1872, data in cui a Patrick si affrontarono le selezioni calcistiche inglese e scozzese, la più antica partita di calcio tra due nazionali (in realtà ce ne furono altre 5 tra il 1870 e il 1872, ma non riconosciute come gare internazionali dalla FIFA).

Casi diversi sono invece quelli delle selezioni di Kosovo e Gibilterra. La prima, che non è membro né della FIFA né della UEFA, lo scorso gennaio ha però ottenuto di poter disputare amichevoli internazionali con squadre nazionali (seppur senza la possibilità di esporre la propria bandiera e suonare l’inno), la seconda, che è membro UEFA (nonostante le resistenze della Spagna) ma non FIFA, non può partecipare alle qualificazioni per il campionato del mondo, ma ha esordito da poco per quelle europee.

Questa situazione, già abbastanza complessa, ci porta a considerare il panorama delle selezioni calcistiche non riconosciute dalla FIFA. Quest’ultima concede infatti l’affiliazione soltanto auno stato indipendente riconosciuto dalla comunità internazionale, eccezion fatta per le quattro associazioni britanniche e per  “un’associazione che risiede in una regione che ancora non ha ottenuto l’indipendenza […] previa tuttavia autorizzazione dell’associazione del paese da cui l’eventuale associazione richiedente dipende”.

Nonostante ciò non tutti gli stati risultano affiliati alla FIFA e otto di questi rimangono esclusi: Tuvalu, Micronesia, Palau (membri però, tutte e tre, dell’OFC), Città del Vaticano, Principato di Monaco, Isole Marshall, Nauru e Kiribati. Ma la costellazione delle nazionali calcistiche “non riconosciute” riguarda anche regioni autonome (o che lo sono state), Stati e micronazioni non riconosciuti (un panorama che comprende ad esempio le Isole Fær Øer, Guadalupa, Guyana Francese, Martinica, Darfur, Saint-Martin, Camerun Meridionale, la Repubblica Turca di Cipro Nord, Groenlandia, Tibet, Kurdistan, Abkhasia, Cecenia, Monaco, l’Ossezia del Sud), e anche gruppi etnici come la selezione di calcio del Popolo Rom.

Diverse organizzazioni calcistiche internazionali gestiscono la vita sportiva di queste associazioni. Tra queste le più importanti per numero di membri e manifestazioni sportive sono la NF-Board e la ConIFA, la prima organizzatrice della Coppa del Mondo VIVA, andata in scena per cinque edizioni (ospitate da Occitania, Lapponia, Padania, Gozo e Kurdistan) tra il 2006 e il 2012, la seconda ideatrice della Coppa del mondo ConIFA, la cui seconda edizione si sta svolgendo in questi giorni in Abkhazia.

Per quanto riguarda le squadre “italiane” presenti in questa realtà calcistica parallela, forse quella che non ci meraviglia troppo di trovare è la Padania, vincitrice di tre edizioni della Coppa del Mondo VIVA e che vede nel suo organico anche alcuni nomi noti al grande pubblico come Maurizio Ganz. Ma la nostra offerta calcistica non finisce qui e navigando per i siti internet delle diverse organizzazioni scopriamo nazionali di calcio della Sardegna, del Regno delle due Sicilie e del Cilento; e non mancano neanche selezioni di entità più piccole, come quello del ligure Principato di Seborga, che ha esordito proprio nell’ agosto 2014 nella sua prima uscita internazionale contro un altro principato, quello delle Sealand. Un match, quest’ultimo, che si è posto come caso-limite nel panorama delle autodeterminazioni: il piccolo “principato” ligure ritiene non valida la sua annessione al Regno di Sardegna, elegge un principe puramente simbolico e conia una moneta, che però non ha valore legale, mentre la seconda selezione, formata da cittadini inglesi, consiste in una piattaforma abbandonata nel Mare del Nord di fronte alle coste di Suffolk, occupata dalla famiglia Bates che negli anni Sessanta la dichiarò indipendente.

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Simone Tallone
“Come tutti i bambini, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo: durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese. Sono passati gli anni, e col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di buon calcio. Vado per il mondo col cappello in mano, e negli stadi supplico: «Una bella giocata, per l’amor di Dio».” – Ahimè, fossero parole mie! Eduardo Galeano parla per me!
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