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Spartathlon, nel cuore del Peloponneso sulle orme di Filippide

Dopo due anni di digiuno Ivan Cudin è tornato a toccare per primo i piedi della statua di Leonida, traguardo della Spartathlon, l’ultramaratona di 246 chilometri che percorre la distanza tra l’acropoli di Atene e Sparta. Il trentanovenne friulano, con un tempo di 22 ore, 29 minuti e 29 secondi, il 27 settembre scorso si è infatti aggiudicato la sua terza vittoria alla manifestazione (dopo le edizioni del 2010 e del 2011), precedendo di quasi un’ora e mezza il tedesco Florian Reus che ha tagliato il traguardo in 23 ore, 57 minuti e 13 secondi.

Erano 380 quest’anno gli atleti provenienti da 42 paesi, una partecipazione record, merito del crescente interesse degli sportivi per le ultramaratone, ma soprattutto della promozione del Ministero del Turismo, che ha deciso di utilizzare la gara per migliorare l’immagine del paese e affrontare la crisi dello sport greco, e dell’intervento di numerosi sponsor pronti ad investire in una manifestazione che ha avuto un tale richiamo da non riuscire, a detta degli organizzatori, a soddisfare la domanda per l’insufficiente disponibilità di camere d’albergo a Sparta.

L’idea della gara è nata nel 1982 quando un comandante della Royal Air Force John Foden e altri 4 ufficiali hanno deciso di ripercorrere le gesta del messaggero Filippide che, secondo quanto riferito da Erodoto prima e da Plutarco poi, nel 490 a.C. coprì in un solo giorno la distanza che separa  Atene da Sparta per chiedere manforte in vista della battaglia contro i persiani, quella che è passata alla storia col nome di battaglia di Maratona. Tre di loro riuscirono nell’impresa cosicché l’anno seguente venne organizzata la prima edizione della Spartathlon, vinta dal greco Yannis Kouros, atleta che tutt’oggi detiene il record di percorrenza.

Le gesta di Filippide, nelle gambe degli atleti di oggi, assumono i colori di un tour dell’Antica Grecia, in un percorso che passa, attraverso agrumeti, vigneti, uliveti, dal mar Egeo alla montagna, per il cuore del Peloponneso. La gara prende il via ai piedi dell’Acropoli, passa Atene per incontrare la costa e le città di  Elefsina, Megara e Kineta fino al canale di Corinto. Da lì prosegue verso Nemea, sale il monte Partenio, passando poi per Nestani e Tegea. Un tragitto impegnativo in cui, oltre alla distanza, i corridori devono preoccuparsi di mantenere una buona andatura per guadagnare margine nelle 75 misurazioni di intertempo.

C’è comunque chi non rinuncia alle stravaganze come il quarantenne danese Claus Rasmussen che, per rispettare l’aspetto storico della leggenda, è diventato, dopo 35 ore, 41 minuti e 32 secondi e un onorevole 183° piazzamento, il primo partecipante a percorrere l’intera distanza con ai piedi soltanto dei sandali. D’altronde – ha commentato il corridore nordeuropeo-, l’intera gara è costruita attorno alla corsa di Filippide, cosa ci può essere quindi di più opportuno per onorare la sua eredità?

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Simone Tallone
“Come tutti i bambini, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo: durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese. Sono passati gli anni, e col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di buon calcio. Vado per il mondo col cappello in mano, e negli stadi supplico: «Una bella giocata, per l’amor di Dio».” – Ahimè, fossero parole mie! Eduardo Galeano parla per me!
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