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Playoff NBA, ora viene il bello

L’NBA è entrata nella sua fase più calda. Sono appena iniziate le semifinali di conference, otto squadre sono ancora in corsa per il titolo: a Est, Cleveland – Atlanta e Miami – Toronto; a Ovest, Portland – Golden State e OKC – San Antonio. Diciamolo fin da subito, la parte occidentale è – come accade da un po’ di anni – decisamente più interessante. Mentre ad Est sembra scontato l’approdo alla Finale da parte di Cleveland, verso il Pacifico le cose sono decisamente più complicate. Ma andiamo con ordine.

I Cavaliers di LeBron James, di Irving e Love (che finalmente sembrano una squadra, e non un coacervo di ottimi giocatori più un mito vivente) hanno superato la prima fase senza (quasi) battere ciglio: battuta Detroit 4 – 0. Certo, non si tratta di un test probante, ma le cose viste sul parquet fanno ben sperare i supporters di The mistake on the lake. Decisamente più incerte le altre sfide: due quarti di finale sono andati a gara sette, uno fino alla sei, e le eliminate (Boston, Charlotte e Pacers) hanno decisamente venduto cara la pelle. Questo vuol dire che chi ha passato il turno avrà decisamente meno birra nelle gambe, e  quando si tratterà di affrontare i Cavaliers nell’ultimo atto del settore orientale (perché così sarà), le cose si metteranno male. Assumendo che gli Hawks saranno eliminati – non hanno la forza, né fisica, né tecnica di resistere a Cleveland, al massimo poteranno a casa una partita – nessuna tra Miami e Toronto potrà pensare di farla franca. A mio modo di vedere, hanno più possibilità di passare il turno gli Heat: Wade è in gran forma, è un giocatore straordinario che – senza acciacchi – è secondo a ben pochi in NBA, e chi gli gira attorno sta facendo un lavoro egregio. Toronto è più squadra, è quadrata ma meno abituata a svolazzare ad alta quota. Sembra assurdo (e forse lo è), ma se fossero i canadesi a superare il turno, potrebbero forse dare più fastidio a Cleveland: giocherebbero alla morte, come chi non ha nulla da perdere. E se questo in una serie può non bastare, è sufficiente a portare a casa almeno una o due partite.
Secondo me sarà Miami a passare ( siamo già a 1 – 0 per quelli della Florida), e LeBron  compagni passeranno (quasi) sul velluto in finale.

Ad ovest, dicevo, la situazione è ben più complicata. Gli Warriors sono sul 2 – 0 contro una Portland che ha dalla sua un Lillard versione extraterrestre: gara 1 è stata una formalità per i campioni in carica, la seconda partita molto, molto meno. Certo, c’è da dire che i californiani non hanno disponibile l’mvp uscente Curry, e che quando tornerà avrà una voglia matta di dimostrare che è lui il re del Pacifico (come se servisse). Dò per scontato il passaggio del turno di Golden State, ma non escludo che Portland porti a casa almeno una sfida (se ci sono riusciti i disarmanti Rockets).
In finale di conference, dall’altra parte, ci sarà una tra San Antonio e OKC: questa è di gran lunga la semifinale più interessante. Gli Spurs, dopo una stagione meno brillante del previsto, hanno fatto cose egregie:  dopo un mercato come al solito intelligentissimo (prendere Aldridge è una scelta placcata oro), hanno a disposizione una chimica di squadra rodata in cui il nuovo arrivo si è inserito alla perfezione, un Leonard che sembra Rodman in quanto a intensità difensiva e i soliti, terribili vecchietti che, quando chiamati in causa sanno far male. Se penso a una squadra di pallacanestro, è inevitabile, penso a loro. Silenziosi, pacati, eleganti, rodati e sempre disponibili a fare un passaggio in più. In genere decisivo. Sono loro, secondo me, i più accreditati pretendenti al titolo, ad oggi. Perché hanno forza, esperienza, un mix letale di giocatori al top, giovani esplosivi e anziani signori della guerra. Certo, il loro cammino non è dei più agevoli: prima degli inevitabili Warriors, bisogna superare Oklahoma: e da quelle parti gravitano Westbrook e Durant. È difficile pensare a due compagini più diverse di fronte: un’amalgama perfetta di altissimo livello contro una squadra tutto sommato mediocre ma che dispone di due mostri sacri come questi due. Durant in attacco è da top 3 del mondo, Westbrook è di una completezza impressionante, oltre ad essere dotato di un fisico che ad ogni balzo sembra incapace di contenere la sua stessa potenza. Segna, passa, difende, prende rimbalzi: sembra Magic con la dinamite nei polpacci! Qui la serie è sull’1-1 (con polemiche sull’arbitraggio nel finale di gara due): emblema di una serie davvero godibile! Per me passeranno, a fatica, gli Spurs. E allora verrà il bello, perché dalla finale di Conference verrà –probabilmente – fuori il nome del futuri campioni.

Sempre che LeBron non voglia fare a tutti uno scherzetto, e questo sembra l’anno buono!

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Nicola Cavagnaro

Nicola Cavagnaro

Calcio, basket e cucina, le mie grandi passioni. Mi piacerebbe anche riuscire dignitosamente in almeno una di queste attività, ma sarà per la prossima volta. Nato a Sestri Levante, trapiantato a Genova, redattore siti web e telecronista. Difficile farmi stare zitto!

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