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#Project360, l’Eiger in versione 2.0

Non so quante volte ho visto su Youtube il video di Ueli Steck che arrampica sulla parete nord dell’Eiger: ramponi, picozze, una parete nera come il carbone e Welcome Home dei Radical Face che parte sottofondo. Insomma 4 min e 39 secondi veramente ben montati, una powersong da paura, riprese dall’elicottero e la Nordwand in tutto il suo orribile splendore. Se per caso vi mancasse la visione, digitate sulla tastiera queste keywords: “ueli steck“, “eiger“. E’ il primo risultato: guardatelo. Da climber da divano quale sono, però, mi sono sempre chiesto come sia veramente salire in vetta: le pendenze, le difficoltà, i passaggi più esposti e soprattutto il vuoto che una scalata simile immancabilmente porta ad affrontare.

La risposta l’ho trovata in questo sito: project360.mammut.ch

#PROJECT360 in pratica è la prima esperienza di ascesa interattiva alla Parete Nord dell’Eiger, portata a termine da 2 alpinisti di fama mondiale: Dani Arnold e Stephan Siegrist. Una mappatura digitale in 3 dimensioni, ottenuta grazie all’utilizzo di una macchina fotografica speciale, appositamente realizzata per tenere assieme sei macchine. Avete presente Google Street View? ecco, la stessa cosa ma in verticale e in parete. Il cubo, montato sugli zaini degli scalatori, ha prodotto fotogrammi fissi e video ogni 30 secondi, catturando una serie di angoli che permettono al navigatore online di ottenere una prospettiva a 360 gradi e interattiva della montagna.

L’arrampicata diventa così un’esperienza tangibile e sul sito tutto è consultabile. La via seguita da Ludwig VorgAndreas HeckmairFritz Kasparek e Heinrich Harrer nel 1938 è suddivisa in 24 tappe e altrettante panoramiche interattive. I passaggi chiave dell’ascesa, poi, oltre che dalle immagini, sono documentati da schede storiche e video interattivi in cui la scalata viene mostrata in tutta la sua difficoltà. Fino ai 3970 mt della vetta.

Per chi come me difficilmente salirà mai in cima all’Eiger, è una figata.
Per i puristi della montagna nutro qualche dubbio.

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Chi sono? cosa faccio? dove vado? A tutte queste domande rispondo con un bel silenzio. Diciamo che lo psicodramma è il mio terreno preferito, altrimenti che genoano sarei?! Mi piacciono i piani ben riusciti ed è per questo che opero sempre in direzione contraria. Insomma ho una predilezione per gli sconfitti, i secondi e quelli che si sbattono. Per farla breve, per i gregari. Ahimè sono un romantico e quando vinco mi sento a disagio. Per questo sono sempre all’opposizione. Ci sono 4 cose che mi mandano in visibilio: la frazione a farfalla di Pankratov, l’eleganza di uno stop di petto, il culo di Franziska van Almsick e i tackle di Paul Ince. Per il resto bevo birra.

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