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A Dance Tribute to Art of Football

Behind the slow-motion replays, crotch-scratching rituals and satirical player stereotypes lurks a sophisticated take on a global obsession that says much about the human condition

The Guardian – UK

Tanto è inutile tirarsela da critico teatrale, meglio ammettere sin da subito che non lo sono. Il punto di incontro tra calcio e danza più vicino a me è il futbol bailado, quindi queste righe non hanno la presunzione di essere una recensione.
Solo un promemoria per chi le leggerà.

A Dance Tribute to Art of Football, della compagnia teatrale norvegese Jo Stromgren Kompani, uno dei collettivi di ballo più acclamati e di successo della Scandinavia, ha girato tutto il mondo con una tournée da record, mostrando di essere un curioso parallelismo tra danza e calcio. Quattro danzatori-calciatori sono i protagonisti di un originale omaggio ad uno degli sport più amati del pianeta. Un susseguirsi di coreografie in cui la compagnia presenta vignette raffiguranti i trionfi e le sconfitte del calcio e che ricrea l’intera esperienza del fùtbol (dal replay slow-motion fino agli spogliatoi): gli interpreti, per esempio, disegnano con il gesso le linee del campo, corrono e si allenano, si azzuffano, spendono fino all’ultima goccia di energia e fanno la doccia a fine partita. In breve, lo spettacolo è un affresco dell’esperienza-calcio a 360 gradi: passione, spirito di squadra, bellezza e non da ultimo il pallone.

La perfomance approfondisce proprio la routine fisica del gioco più famoso del mondo, ponendo l’accendo su alcuni aspetti della sua esasperazione, ma sembra anche voler commentare il conflitto artificiale tra “sport comuni” e “belle arti”. Il calcio viene approcciato come fenomeno e lo sport viene ritratto sia attraverso l’estetica accattivante che l’umorismo. Per lo stesso motivo, lo spettacolo risulta essere anche un commento politico sul conflitto inutile tra sport e arte, proponendosi un calcio ben diretto ai pregiudizi che affliggono sia il calcio che la danza: invece di tenere le due forme d’arte a parte, il lavoro di Strømgren abbatte il muro tra loro e rivela gli elementi comuni condivisi dalle due discipline.

p.s: se il 2 agosto siete dalle parti di Torino, fate un salto alla Reggia di Venaria Reale. Lo spettacolo andrà in scena nell’ambito della rassegna Teatro a Corte.

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Chi sono? cosa faccio? dove vado? A tutte queste domande rispondo con un bel silenzio. Diciamo che lo psicodramma è il mio terreno preferito, altrimenti che genoano sarei?! Mi piacciono i piani ben riusciti ed è per questo che opero sempre in direzione contraria. Insomma ho una predilezione per gli sconfitti, i secondi e quelli che si sbattono. Per farla breve, per i gregari. Ahimè sono un romantico e quando vinco mi sento a disagio. Per questo sono sempre all’opposizione. Ci sono 4 cose che mi mandano in visibilio: la frazione a farfalla di Pankratov, l’eleganza di uno stop di petto, il culo di Franziska van Almsick e i tackle di Paul Ince. Per il resto bevo birra.

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