Ucraina, un’amichevole nel segno dell’unità

A campionato sospeso per le tensioni interne al paese, in settimana la selezione di Kyiv ha provato a fermare i venti di guerra, scendendo in campo contro gli USA (2 a 0 il risultato finale). Il racconto di chi ha seguito la partita in streaming.

La divisa blu da trasferta, abbracciati sul limite del cerchio di centrocampo, gli undici giocatori ucraini hanno osservato un minuto di silenzio per ricordare i recenti morti di Piazza Indipendenza. Di fronte, la selezione a stelle e strisce.

Alla fine il match si è giocato, quello amichevole tra le nazionali di calcio ucraina e statunitense (per la cronaca terminato col risultato di 2 reti a 0 in favore della formazione europea, goal di Yarmolenko al 12′ e di Dević al 68′). Un avvicinamento alla partita movimentato, dato che a causa della situazione di tensione all’interno dei confini ucraini, gli Stati Uniti avevano chiesto di giocare a Larnaca (Cipro), invece che a Kharkiv, come da programma. E così alla fine è avvenuto, ma la prima risposta del presidente della federazione di calcio ucraina, Anatoliy Konkov, era stata di netto rifiuto: “non avendo da preparare un campionato mondiale, non avrebbe  senso giocare se non davanti alla propria gente” (l’Ucraina non si è qualificata a Brasile 2014).

Arrivati a Cipro sia il capitano Anatoliy Tymoshchuk sia il portavoce della nazionale Alexander Glyvynskyy hanno poi spiegato ai giornalisti l’importanza di disputare il match. I segnali da fare arrivare alla propria gente, hanno sottolineato, erano di unità e pace (Glyvynskyy ha dedicato la partita alla popolazione ucraina sotto lo slogan “Peace for Ukraine“). Due concetti, soprattutto il primo, messi in discussione dalle cronache di questi giorni, che tendono a dividere il paese in due aree d’influenza. Semplificando: tra ucraini e russofoni. In questo senso, la rappresentatività di una selezione calcistica nazionale può essere effettivamente di aiuto. I giocatori messi in campo mercoledì da Mychajlo Fomenko militano infatti nei quattro maggiori club ucraini, quelli attualmente in testa al campionato (ad oggi sospeso a data da destinarsi): Shaktar Donetsk, i “minatori”, squadra che sta dominando da diversi anni il torneo, Metalist Kharkiv, Dynamo Kyiv e Dnipro Dnipropetrovsk. Città, queste, situate tra il centro e la parte orientale del paese: tolta Kyiv, forse tutte a maggioranza russofona. Ma se guardassimo a tutta la rosa dei giocatori che gravitano nel giro della nazionale, ad esempio, rientrerebbero anche giocatori del Karpaty Lviv e quindi della parte più occidentale del paese (di lingua ucraina).

E la squadra ha dimostrato d’intendersi a meraviglia, seppur la selezione statunitense non abbia dimostrato particolare compattezza: c’erano affiatamento e un obiettivo comune, le basi per creare una squadra, come per il calcio così per una nazione, provando ad andar oltre le differenze. E di certo da Lviv a Kharkiv, da Kyiv a Donetsk, tutti avranno gioito per gli stessi gol, riuniti, ad ogni azione, nella speranza di una buona situazione d’attacco. E i siti web dei club che militano nel maggior campionato del paese hanno dato un primo segnale di unità, potendo essere consultati, nella maggior parte dei casi, sia in ucraino sia in russo. In qualche modo, non mettendo barriere al tifo.

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Simone Tallone
“Come tutti i bambini, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo: durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese. Sono passati gli anni, e col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di buon calcio. Vado per il mondo col cappello in mano, e negli stadi supplico: «Una bella giocata, per l’amor di Dio».” – Ahimè, fossero parole mie! Eduardo Galeano parla per me!
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