kanakuri

La maratona più lenta corsa mai

Come il vento, anche le storie fanno il loro giro. Vicende che sconosciute non sono, talvolta, intraprendono percorsi inaspettati e, trasportate dall’esigenza di essere raccontate, si muovono attraverso il tempo. Nel corso degli anni, poi, vengono fissate in parole e racconti, assumono forme differenti e alla fine arrivano. In modo sorprendente.
Ad esempio: cosa hanno in comune la TAV e Shizo Kanakuri?
E soprattutto chi è: Shizo Kanakuri? E cosa c’entra la Tav?

Uno alla volta. Per carità!

Dunque, Shizo Kanakuri è stato un maratoneta giapponese, che partecipò alle Olimpiadi di Stoccolma nel 1912 ed è il detentore del tempo più lento di sempre sulla distanza percorsa da Filippide. Con l’acronimo TAV, invece, si intende genericamente Treno ad Alta Velocità, anche se Tav srl era la società fondata appositamente per la pianificazione, la progettazione e realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità-alta capacità, che nel 2010 è stata poi incorporata in Rete Ferroviaria Italiana (società per azioni partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane). Quindi: cosa hanno in comune il muoversi da un punto all’altro nel minor tempo possibile e la maratona più lenta mai corsa? Ovviamente nulla.

In qualche modo, però, entrambi sono uniti da un sentiero e in particolare da un libro. Ovvero Il Sentiero degli dei di Wu Ming 2, descrizione del cammino che va da Bologna a Firenze, da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria, conosciuto per l’appunto con il nome di Via degli Dei. Buona parte del libro denuncia le emergenze ambientali che affliggono l’Appennino tra Bologna e Firenze, in particolare quelle legate ai lavori per il Treno ad Alta Velocità, e cinque sezioni sono racconti brevi (o notturni) che si possono leggere anche in maniera autonoma. Uno di questi, sullo sfondo della Mille Miglia, racconta la sfida (vera o presunta chi lo sa?) fra il Barone Frasca e Silverio Nencini. Da un lato, Mugello-Roma-Bologna su un Alfa Romeo 2300 sei cilindri; dall’altro, Mugello-Bologna di corsa attraverso sentieri. In pratica un ultra-trail.
Senza voler anticipare l’esito della gara, le sorti di Silverio Nencini ricalcano proprio il curioso caso di Shizo Kanakuri.

Portrait of Shizo KanaguriLe Olimpiadi svedesi furono le prime per il Giappone e Kanakuri ottenne il diritto di partecipare alla maratona con un tempo incredibile per l’epoca: 2 ore 32 min 30 sec.
Il 14 luglio 1912, data della corsa olimpica, fu una giornata di caldo torrido, tanto che una fotografia dei corridori alla partenza li ritrae con cappelli e asciugamani sulla testa.
Kanakuri, che correva con i tabi (calzature ad infradito rinforzate con tela di canapa e usate dagli operai nei cantieri), attorno al 30 chilometro entrerà in crisi, tanto da non arrivare mai al traguardo. Del maratoneta giapponese, infatti, si perderà ogni traccia e dopo diverse ore dalla fine della competizione verrà allertata la polizia. Le ricerche si susseguirono, ma di lui non si saprà più nulla. Alla fine, le forze dell’ordine si arrenderanno inserendo l’atleta fra i casi di persone scomparse. In modo sorprendente, però, Kanakuri ricomparirà in Giappone alcuni mesi più tardi, e dopo la Prima Guerra Mondiale parteciperà anche alle olimpiadi di Anversa 1920 e di Parigi 1924.

Quale fu la causa della sparizione?
La versione giapponese vuole che Kanakuri fosse entrato in crisi al 27 km e disidratato avesse collassato per ipertermia. Una volta riavutosi dal malore, troppo scoraggiato e impaurito dalla vergogna procurata ai propri connazionali, avrebbe preferito non occuparsi delle pratiche burocratiche relative al suo ritiro, facendo perdere ogni traccia di sé.
La versione svedese, invece, si basa sulla testimonianza resa dallo stesso Kanakuri ad un cronista scandinavo nel 1966, deciso a svelare il mistero della sua scomparsa. L’ormai ex maratoneta raccontò che, spossato dal caldo, si sarebbe fermato davanti al giardino di uno spettatore, accettando poi l’invito a sostare qualche minuto all’interno della casa per ripararsi dalla canicola. Si sarebbe seduto su una poltrona ed, infine, sarebbe caduto in un sonno profondo. Risvegliatosi a gara conclusa e a ricerche già avviate, per l’imbarazzo il maratoneta avrebbe deciso di non farsi trovare e di lasciare la Svezia sotto falso nome per rientrare subito in Giappone.

Quale delle due versioni sia la verità è difficile stabilirlo.
Sta di fatto che nel 1967, in occasione del 55esimo anniversario delle Olimpiadi svedesi, Kanakuri venne chiamato a Stoccolma per terminare la sua corsa. Il giapponese ripartì dal punto esatto in cui si era fermato e questa volta arrivò al traguardo. Con il tempo magnificamente lento di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi.

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Chi sono? cosa faccio? dove vado? A tutte queste domande rispondo con un bel silenzio. Diciamo che lo psicodramma è il mio terreno preferito, altrimenti che genoano sarei?! Mi piacciono i piani ben riusciti ed è per questo che opero sempre in direzione contraria. Insomma ho una predilezione per gli sconfitti, i secondi e quelli che si sbattono. Per farla breve, per i gregari. Ahimè sono un romantico e quando vinco mi sento a disagio. Per questo sono sempre all’opposizione. Ci sono 4 cose che mi mandano in visibilio: la frazione a farfalla di Pankratov, l’eleganza di uno stop di petto, il culo di Franziska van Almsick e i tackle di Paul Ince. Per il resto bevo birra.

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