l43-matteo-marsaglia-supergigante-121214151529_big

Il vero sogno è la vita stessa

A Roma, la neve è un evento raro. La città degli Imperatori non si è mai, o quasi, svegliata sotto uno strato bianco. E quasi tutti i ragazzi che decidono di intraprendere la carriera sportiva, si buttano sul pallone o sulle vasche in piscina. Matteo, invece, ha scelto proprio la neve. Così lontana da lui, così al di fuori del suo campo visivo. Non si vedono le Alpi o le Dolomiti vicino al Colosseo. Eppure. C’è un eppure. Perché quando qualcosa ti sceglie, che sia essa una professione o semplicemente una città in cui vivere, per un po’ puoi resisterle, ma poi devi cedere e accontentare quella strana voglia che ti affolla le vene. Come predicava il buon Oscar Wilde.

E le vene di Matteo Marsaglia, popolate contemporaneamente dal caldo sangue della città eterna e dalla passione per la velocità più assoluta, lo hanno, strada facendo, spinto verso Nord, in Alta Valle. Sciare, necessità ereditata da papà Andrea, che per questa disciplina ha quasi una malattia, tanto che è diventato maestro di sci. E con un padre così, i figli non avrebbero potuto fare a meno che seguire le sue orme. Eugenio, anche lui maestro di sci e Matteo e Francesca, entrambi oggi sempre grandi protagonisti del circo bianco.

Bisogna star dietro alla vita, perché in storie come quella di Matteo, è necessario saper imparare a  crescere. Senza bruciare tappe, seguendo l’istinto e, qualche volta, la ragione. Per lanciarsi a 100 km/h giù da una discesa, la coscienza bisogna lasciarla un po’ da parte. E Matteo è la conferma di questa teoria, più di chiunque altro. Uno che calcolatore non è per niente, ma che segue solo la neve. E come la neve è libero, senza freni.

Un fenomeno nelle parti difficili, ancora con margini di miglioramento nei tratti semplici. Meglio il Super G della discesa libera. Vittima del talento puro, troppo spesso intaccato dalla sfortuna. Troppi infortuni che in passato hanno anche messo a rischio la sua permanenza sulle piste. Qui viene fuori la determinazione. Così come è venuta fuori a quattordici anni, quando, costretto a intraprendere il lungo viaggio verso le fredde vette innevate, non ha avuto paura del grande ostacolo chiamato sacrificio. Ci vuole una mentalità di per sé vincente, da Campione. Perché mi piace sempre sottolineare che non solo chi vince sempre è uno di quelli. Campioni lo si è nell’animo. Vincenti lo si è nel cuore. Così come vincente era Alberto Tomba, che per Matteo è sempre stato l’eroe da provare a imitare. Lo spirito di voler provare ad attuare una piccola rivoluzione, per riportare in auge uno sport che, dopo il ritiro di Albertone, era caduto un po’ in secondo piano. Il desiderio più grande è sempre stato quello che sta vivendo adesso. Dice di non avere sogni nel cassetto, perché li ha già tirati fuori. Li sente sulla pelle, i suoi sogni, scorrergli addosso.

Non ha mai ceduto. Mai. Nemmeno quando un infortunio al rotuleo ha rischiato di fargli perdere il posto in squadra. La Federazione ha sempre creduto tanto nel ragazzo romano amante delle nevi, anche se il freddo, in realtà, lo patisce. E Matteo tutto avrebbe voluto fare fuorché deludere questa fiducia. Ci voleva una svolta. Uno scatto mentale e fisico. Un riscatto che ha preso il nome di Roberto Manzoni. Il preparatore atletico già al fianco, ad esempio, di Giorgio Rocca, gli ha consentito di non smettere di crederci. Con tanta fatica e tanto sudore, il cambiamento è arrivato davvero. E quell’imparare a crescere sboccia definitivamente con l’ingresso nel professionismo. Lo sci che scorre in televisione. E proprio in tv ho visto il Super G di Beaver Creek due anni fa. Una delle piste che più mi piace guardare, perché è puro spettacolo. Da lì vengono fuori i miracoli. Se c’è qualcosa che più si avvicina ad uno di essi, per uno sciatore, è proprio quello di vincere lì, in America. Alte quote e altissime emozioni. Ad un certo punto, una tuta bianca fa capolino al cancelletto di partenza. Gli altoparlanti gracchiano, chiamando per nome un certo Marsaglia. Scende giù con la grazia di un lupo che scappa in mezzo alla neve. Nelle parti scorrevoli un po’ di fatica, ma per il resto, puro spettacolo. E uno che arriva al traguardo con 70 centesimi di vantaggio sul leader è destinato a indossare il sorriso più bello che ha e presentarsi sul podio con i Ray-Ban neri e gli sci sollevati sopra la testa. E’ sopra a tutti, Matteo. Se per alcuni è stato sorpresa, per lui no. Perché se la sentiva. La voleva. L’ha conquistata. Primo podio, prima vittoria. Tutto assieme, a dimostrazione di quanto le vittorie si costruiscano con la testa. E il cuore. Ed è stato bellissimo vedere come il crederci con la “c” maiuscola, abbia avuto la meglio su qualsiasi altra componente.

Inutile che stiamo qui a raccontarcela: a me Matteo piace. Piace moltissimo. Ho voluto raccontarvelo perché la sua è una di quelle che merita i riflettori puntati addosso. E’ uno di quegli atleti che, per quello che mi riguarda, non puoi non amare. Ti ci affezioni per forza. Perché la passione gliela leggi in viso. Trasmette tanta voglia di fare, di continuare a lottare per il sogno che si è costruito con non poca fatica.  Nessun exploit non mantenuto. E’ cresciuto, di cuore e di gambe, giorno dopo giorno. E mi piace perché non trova scuse. Non si ripara con finte motivazioni. E’ schietto. Sulla neve. Con gli altri e soprattutto con se stesso. Cerca sempre di perfezionare quello che manca. Credo sia un ragazzo da cui prendere esempio.

La vertigine non è paura di cadere,  ma voglia di volare” canta Jovanotti. E forse, le lunghe spalle delle montagne,  sono ciò che più avvicina l’uomo al volo, a contatto diretto con il cielo e la natura. Te lo auguro, Matteo. Ti auguro di spiccare il volo e di riprenderti tutto quello che la vita ti ha vietato. Di ritrovare, lungo la tua strada, quelle soddisfazioni che non hai potuto raccogliere per colpa di un po’ troppa sfortuna. Sono convinta di una cosa, prendendo ispirazione da una citazione meravigliosa di una canzone dei Coldplay: nelle storie caratterizzate dalla semplicità, la bellezza e la felicità, prima o poi, incroceranno le strade di chi, quelle storie, le sta scrivendo nel lungo diario della vita. Arriveranno Matteo. Continua a crederci. Continua a vivere con questo spirito il sogno che, possiamo dirlo, è la tua vita imbiancata dai fiocchi di neve.

The following two tabs change content below.
Giulia Scala
Sognatrice con i piedi per terra. Amo lo sport e amo raccontarlo su EatSport. Scrivo di ciclismo su La Favola del ciclismo.
Giulia Scala

Ultimi post di Giulia Scala (vedi tutti)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>