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L’eleganza di Roberto

C’è chi crede siano coincidenze, chi questione di karma e chi, invece, solamente il sentimento tragico della vita. Ma in fin dei conti è solo la vita stessa, con i suoi alti e bassi.

E anche il calcio è così, con le sue regole non scritte, fatto di gesta quasi mitiche e grandi cadute. E come molte cose a cui non si riesce dar spiegazione, anche il fùtbol sa essere davvero strano. Forse perchè su quel rettangolo verde, spesso, si consumano avvenimenti che con la vita hanno molto in comune, forse perchè abbiamo bisogno di dare una spiegazione a tutto. Chissà. Sta di fatto, però, che un artefice di trionfi, in un solo istante, può passare da eroe a protagonista di una bruciante sconfitta. Così è la vita, così anche il calcio.

Provate a pensare a Usa ‘94 e Roberto Baggio. In quel rovente pomeriggio di luglio ‘94, a Pasadena, cosa gli sarà passato per la testa? Da metà campo fino alla porta di Taffarel: un breve tragitto, è vero, ma 60 secondi buoni per pensare a qualsiasi cosa. E una grande responsabilità: quella di segnare per rimanere nel Mondiale. Tutti ci ricordiamo la palla che bacia la traversa e schizza alta, ma prima di Baggio anche Baresi e Massaro sbagliarono il rigore. La verità è che il calcio è epica e nel momento di difficoltà, ci rivolgiamo all’eroe per trarci d’impaccio, ignorando del tutto il margine d’errore. E se lo sbaglio poi si avvera, la favola si spezza. Baggio è stato il Divin Codino, ma umano. E per questo un fuoriclasse, perchè è stato il leader di una squadra, l’ha portata per mano alla finale di un Mundial e poi si è preso la responsabilità di calciare l’ultimo rigore, quello decisivo (prima ancora che lo fosse però).

La stella di Roberto, per dirla alla Pizzul, si era accesa negli ottavi, quando le partite contano per davvero: dentro o fuori. Era l’Italia de “Il culo di Sacchi”, arrivata alle fase eliminatoria come lucky loser. Sconfitta all’esordio con l’Irlanda, vittoria risicata contro la Norvegia e pareggio con il Messico: 4 punti e turno passato come miglior terza. Come spesso accade, i campioni attendono il momento giusto per uscire e la vittoria contro la Nigeria fu l’inizio del mondiale di Baggio: un colpo di biliardo per riacciuffare il pareggio al 90esimo e il rigore nei tempi supplementari. Ma furono i quarti di finale e la semifinale con la Bulgaria a consacrarlo eroe.

E il goal del 2-1 alla Spagna è una sintesi della sua immensa classe. Va rivisto alla moviola almeno un dozzina di volte per capirne la bellezza, perchè ad un primo sguardo potrebbe sembrare un goal come tanti. Non è così. L’azione parte dalla difesa da un recupero di Benarrivo, la palla arriva nei piedi di Berti che lancia Signori tra i difensori iberici, tocco in acrobazia per Baggio che si trova a tu per tu con il portiere. La palla rimbalza, non gli arriva liscia: richiederebbe un tocco per essere addomesticata, ma non c’è tempo. Zubizarreta è in uscita e lui fa un capolavoro: con l’esterno del piede destro, in corsa, accarezza la palla verso l’esterno, salta con naturalezza il portiere e si crea lo spazio per chiudere a porta vuota. Nello slancio, però, Baggio è sfortunato. Tocca infatti la palla col destro, un imprevisto che lo costringe ad allargarsi ancora e rallentare l’esecuzione. Nonostante questo, riesce ugualmente a recuperare la coordinazione e a calciare in porta prima dell’arrivo di Abelardo.
La semplicità della bellezza, ovvero eleganza: Roberto Baggio.

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Chi sono? cosa faccio? dove vado? A tutte queste domande rispondo con un bel silenzio. Diciamo che lo psicodramma è il mio terreno preferito, altrimenti che genoano sarei?! Mi piacciono i piani ben riusciti ed è per questo che opero sempre in direzione contraria. Insomma ho una predilezione per gli sconfitti, i secondi e quelli che si sbattono. Per farla breve, per i gregari. Ahimè sono un romantico e quando vinco mi sento a disagio. Per questo sono sempre all’opposizione. Ci sono 4 cose che mi mandano in visibilio: la frazione a farfalla di Pankratov, l’eleganza di uno stop di petto, il culo di Franziska van Almsick e i tackle di Paul Ince. Per il resto bevo birra.

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