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Il Barcellona è fermabile?

Guida semiseria contro i campioni del mondo

Si può fermare il Barcellona? Oppure siamo tutti condannati a celebrarne l’assoluta grandezza ancor più dopo la vittoria del Mondiale, dove anche il River gli ha ceduto il passo? Nessuno al mondo è come i blaugrana (a maggior ragione negli appuntamenti secchi, dove non sbagliano mai)?

Ecco una piccola guida per chi proverà l’azzardo di mettersi contro i catalani che tutto travolgono. Ben sapendo che sarà questo il tema del 2016: riuscirà la splendida creatura che è più di un club a essere la prima squadra in grado di bissare il trionfo in Champions League per due anni di seguito, operazione non riuscitagli né nel 2007, né nel 2012? Questi piccole indicazioni – ovviamente – lasciano il tempo che trovano. Nel senso che sono localizzate in questo mese di dicembre, dove incredibilmente il Barcellona è riuscito a raccogliere solo 2 dei 6 punti a disposizione negli ultimi turno di Liga, vanificando così il primato che avevano conquistato in solitudine. Non che l’1-1 di Valencia o il 2-2 del Camp Nou contro il Deportivo La Coruňa siano grandi fonti di preoccupazione: ma sapere che a Messi e compagni non è bastato essere avanti per vincere – addirittura di 2 reti nel secondo caso – è un modo per attribuire un po’ di autorevolezza alla questa guida semiseria.

Ecco le 5 cose da fare quando li si trova davanti.

  1. Resistere ai momenti travolgenti. Detta così fa ridere. Perché il più delle volte la sensazione che si ha – e non solo in Liga – è che appena il Barcellona decida di fare quel qualcosa in più che lo rende irresistibile, c’è ben poco da fare. Eppure, a Valencia, è stato illuminante come neanche 6 minuti incredibili siano riusciti a portare in gol i più forti. Una squadra normale confeziona 4 occasioni in un’intera partita. Loro ci impiegano 360 secondi, all’incirca, eppure riescono a sprecare (che lo spreco sia una condizione umana va ancora dimostrato, forse è materia più tipica degli extraterrestri, se non altro quelli che ci è dato conoscere, la loro versione calcistica). Gli ingredienti di base sono diversi. Imprecisione di mira (capita anche a Suarez); compiacimento sotto porta, con la ricerca del gol perfetto (ovvero del tocco a porta vuota, l’equivalente della schiacciata nel basket): li ho visti rinunciare alla battuta sicura e finire in fuorigioco pur di risultare belli e sfidare l’impossibile; barriera insormontabile (mettersi il più possibile in area, non è una ricetta sicura ma qualche tiro finisce per rimbalzare sul muro); interventi miracolosi (meglio se di un difensore che del portiere: pare che li innervosisca un po’, come se per loro non fosse un fenomeno preventivabile)

  2. Creare una particolare situazione ambientale. Avere un pubblico feroce dalla propria parte aiuta. Fischiare il tiki-taka quando lo ripropongono, per quanto non più nell’ossessiva versione di Guardiola. Puntare un giocatore sul quale scaricare tutti i malumori possibili (Suarez è il bersaglio più ovvio, ma anche Busquets può andare bene e provocare Mascherano risulta una variante a sorpresa). Esaltare come non mai i rari contrattacchi che si riescono organizzare, ancor più se avvengono con quel tanto di possesso palla che i blaugrana reputano offensivo se proposto dagli avversari

  3. Organizzare un punto di riferimento offensivo. Paco Alcacer del Valencia si è messo a giocare di sponda per tutta la gara e da un suo grande lavoro di qualità in tal senso è arrivato il punto del pari. L’insistenza con il quale i compagni l’hanno cercato ha avuto anche un grande riflesso morale, è stato un messaggio chiaro, leggibile così: ok, voi siete il Barça, ma noi un’idea strategica ce l’abbiamo. E non ce la farete cambiare voi. E chi la dura, la pareggia (il massimo che si può sperare, oggettivamente)

  4. La legge di Lichtsteiner. Ricordate il gol della Juventus in finale di Champions League? Nasce da un assalto a sorpresa dello svizzero. Una specie di aggressione imprevedibile. Il Barcellona sbandò, dopo l’1-1, e non poco. Perché quella rete fu figlia di un lampo, ma la sua fattura, la sua dinamica, la sua costruzione rapida rese plausibile l’idea di una possibile inferiorità blaugrana. Una tale limpidezza da offuscarli, se volete riassumerla in uno slogan da tweet. Ebbene, questi shock esistono e li vivono. Non sono impermeabili ai rovesci improvvisi. Li accusano. Un po’ come certi incontri di boxe, finisci intontito quando prendi un sonoro pugno da chi pensavi fosse sull’orlo del ko. Tanto con il Valencia, quanto con il Deportivo, dalla facile vittoria sono andati vicini alla memorabile disfatta. Perciò: non sono perfetti

  5. La necessità della lucidità. Il Barcellona è la MSN, il loro attacco da 100 e passa gol, la splendida classe mostrata in ogni azione offensiva. Ma è anche la squadra che appena perde palla non ti lascia respirare, ti ributta in apnea, ti aggredisce con ancora più uomini di quanti vengano impiegati nella fase di costruzione. La tentazione, se non proprio l’urgenza, è quella di spazzare via il pallone, giusto per ritagliarsi un po’ di tregua. Ma se si ha la forza di guardarli negli occhi e si tentano fraseggi o lanci, purché lucidi nelle intenzioni e nella ricerca del compagno libero, si hanno benefici a gioco lungo. Si impara, cioè, che è possibile non essere travolti nella mente dalla loro filosofia. E appena cala la loro attenzione, perfino sul 2-0 è possibile provare la rimonta e magari riuscirci. Se poi c’è Mathieu in campo le probabilità di farcela crescono in una percentuale non proprio banale.


Contenuto in collaborazione con www.sportreview.it

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Paolo Rossi
Autore e conduttore di programmi su JTV, pensa che il calcio sia un dovere se ti chiami come un campione del mondo. Lavorandoci da anni, ritiene che sia soprattutto un gran piacere
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