Aprire la vecchia credenza della nonna o esplorare le scatole impolverate in cantina porta spesso alla luce piatti decorati e vasi dai colori vivaci. Molto spesso questi oggetti vengono considerati semplici ricordi di famiglia, ma sotto uno strato di polvere potrebbero nascondersi pezzi di grande interesse per il mercato dell’antiquariato. Le ceramiche antiche italiane suscitano infatti una forte attenzione tra collezionisti ed esperti d’arte, specialmente se presentano caratteristiche specifiche legate a epoche e manifatture ben precise.
I fattori che determinano il valore
Capire il potenziale di una ceramica richiede un’osservazione attenta di dettagli tecnici e stilistici. La decorazione e la rarità giocano un ruolo fondamentale. Gli antiquari cercano con insistenza maioliche decorate con motivi araldici, paesaggi complessi, grottesche o nello stile istoriato, una tecnica in cui la superficie dell’oggetto diventa una vera e propria tela per narrare scene storiche o mitologiche.
Le valutazioni economiche in questo settore fluttuano in base alla domanda del momento, ma lo stato di conservazione rimane il criterio assoluto. I collezionisti preferiscono sempre oggetti integri e brillanti. La presenza di crepe, sbeccature o restauri pesanti riduce inevitabilmente il valore finale del pezzo.
Epoche e manifatture più ricercate
I periodi storici di maggiore interesse si concentrano in due fasce distinte. Da un lato vi sono i capolavori del Rinascimento, in particolare le maioliche del Quattrocento e Cinquecento provenienti da distretti storici come Faenza, Venezia, la Toscana, le Marche e l’Umbria. Anche i piatti invetriati ispano-moreschi del XVII secolo godono di grande fascino. Per comprendere il prestigio di queste opere, gli studiosi confrontano spesso i ritrovamenti privati con i pezzi conservati in istituzioni rinomate, come il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza o la Galleria Estense di Modena.
Dall’altro lato, il Novecento italiano offre creazioni di design molto ambite nelle aste d’arte, come quelle organizzate da Cambi Casa d’Aste o Il Rigattiere. Spiccano le opere di celebri manifatture come Richard-Ginori e Capodimonte. Alcuni esempi concreti che attirano l’attenzione includono:
- I vassoi prodotti dalle Fabbriche Riunite tra il 1900 e il 1910, decorati con motivi floreali e stemmi.
- Le ciotole della manifattura Farina degli anni Trenta, note per il classico decoro a garofano.
- Le piastrelle e i vasi realizzati da Maria Ghinassi nei primi anni Sessanta, spesso impreziositi da dettagli in platino o figure sacre.
Anche ceramiche straniere ma diffuse storicamente in Italia, come le porcellane Coalport Imari, possono raggiungere stime interessanti se in condizioni impeccabili.
Come esaminare i propri oggetti
Chi si ritrova tra le mani una ceramica dipinta a mano o una brocca da credenza può effettuare alcune semplici verifiche prima di consultare un esperto.
Capovolgere l’oggetto per osservare la base è il primo passo essenziale per cercare marchi, firme o simboli incisi. Passare delicatamente i polpastrelli sulla superficie permette di valutare la qualità degli smalti, che nelle opere artigianali antiche presentano una consistenza unica rispetto alle moderne produzioni industriali. Infine, utilizzare una luce radente aiuta a individuare micro-fratture o segni di incollature passate non visibili a occhio nudo.
Esplorare i mercatini dell’usato o riordinare le vecchie collezioni domestiche può rivelarsi un’attività sorprendente. Prima di destinare un vecchio piatto decorativo regionale a un mercatino di beneficenza, osservarne attentamente i dettagli e i marchi alla base può fare la differenza tra svendere un soprammobile e riconoscere un frammento prezioso della storia artigianale italiana.




